rassegna stampa

Dicono di noi

Articoli, citazioni e approfondimenti che raccontano come la Mappa dell’Intolleranza è stata accolta nel dibattito pubblico e mediatico italiano.

ANSA

Aprile 20, 2026

La rete dell’odio online, così diventa virale

Mappa dell’intolleranza n.9 emergono de-umanizzazione, misoginia strutturale e donne odiatrici

MilanoPavia News

Aprile 14, 2026

Odio online, aumentano misoginia e antisemitismo e mittenti femminili: il report 2026 di Vox diritti

L’odio online non è un fenomeno passeggero, è una struttura del discorso digitale italiano. Su 2 milioni di contenuti raccolti sulla piattaforma X tra gennaio e novembre 2025, poco più della metà sono negativi, come l’anno prima.

La Repubblica

Aprile 13, 2026

Donne contro le donne, così l’odio esplode online

Il nuovo rapporto di Vox diritti: il 43% dei post misogini ha firme femminili percentuale raddoppiata in un anno. A seguire l’antisemitismo

Io donna

Aprile 13, 2026

Odio online: quando l’insulto sessista arriva da un profilo femminile

Le donne sono sempre il bersaglio numero uno dell’hate speech. Ma sempre più spesso chi spara è una di loro. Il rapporto Vox racconta un fenomeno scomodo
archivio

Rassegna stampa

Ansa

Novembre 24, 2020

Uomini che odiano online le donne (che lavorano)

“Forti, continuati, concentrati”: sono gli attacchi contro le donne secondo la quinta Mappa dell’Intolleranza di Vox – Osservatorio Italiano sui Diritti. Una misoginia in 60 caratteri che non ha come oggetto solo il corpo delle donne ma i loro talenti, la loro competenza e professionalità.

IO donna

Novembre 23, 2020

Hate speech: l’odio misogino on line si accanisce contro il talento delle donne

L’hate speech colpisce adesso il talento delle donne. Lo rileva la Quinta Mappa dell’Intolleranza di Vox – Osservatorio Italiano sui Diritti: la misoginia non ha come oggetto solo il corpo delle donne, ma la loro competenza e professionalità

primaOnline

Novembre 23, 2020

L’odio online corre soprattutto su Twitter. Mappa Vox dell’intolleranza: con pandemia rallenta, ma si radicalizza; donne i primi bersagli

L’odio frena, ma si radicalizza, soprattutto via social – in particolare su Twitter. È la fotografia che emerge dalla quinta edizione della Mappa dell’Intolleranza, il progetto ideato da Vox – Osservatorio Italiano sui Diritti, in collaborazione con l’Università Statale di Milano, l’Università di Bari Aldo Moro, Sapienza – Università di Roma e IT’STIME dell’Università Cattolica di Milano.

La Stampa

Novembre 23, 2020

Odio on line, donne e ebrei i bersagli preferiti su Twitter

Il 49 per cento dei messaggi negativi colpisce il mondo femminile, dal «body shaming» al lavoro. Il 12 per cento dei post negativi è contro la comunità musulmana

Vita

Ottobre 1, 2020

“Chi Odia Paga”, la piattaforma legaltech che difende le vittime di odio online

Secondo stime dell’International Center for Research on Women nel mondo il 73% delle donne ha subìto un qualche tipo di violenza di genere tramite strumenti digitali, ma l’odio online si accanisce contro qualsiasi gruppo sociale. «Difendersi dall’odio online è difficile, lento e costoso. Mentre è così facile, veloce e gratuito offendere», dice Francesco Inguscio, founder e CEO di Cop – Chi Odia Paga. «Vogliamo difendere i bersagli di odio online rendendo fruibile direttamente online l’accesso a tutte le azioni necessarie per rispondere legalmente agli hater. Tramite la nostra piattaforma puntiamo anche a finanziare progetti di sensibilizzazione ed educazione ad un uso costruttivo della comunicazione sulla Rete»

Gq Italia

Luglio 5, 2018

2018, quando Twitter odia: donne e migranti i più bersagliati. Esplode l’antisemitismo

Si, si odia sempre più. Un mondo globalizzato accomunato da un imperativo categorico: odia il prossimo tuo, specialmente se non la pensa come te, o peggio, se diverso per razza, religione e preferenze sessuali. È così gli “haters” proliferano, specie sui social dove l'”hate speech” trova terreno fertile: troppo facile insultare qualcuno nascondendosi dietro un profilo. Improperi che non si pronuncerebbero mai nella vita reale (magari), perché sui social ci sentiamo più sicuri, disinibiti e non pensiamo alle conseguenze dei nostri insulti.